Paura - gennaio 2005 -

 

La mia prigione si chiama paura.

Paura di me, ma anche di chi ho intorno.

Il terrore del tempo che ci scivola sotto la pelle,

Delle opportunità perse.

Di tutto quello che sarebbe potuto

Ma non sarà mai.

 

Madre, tu mi hai dipinto,

Vorresti i miei occhi pieni di luce

Come li sognavi.

Ma il presente è buio e disperazione.

Nei miei occhi la disperazione

Prende la forma dei mille mondi

Ai quali mi sono adattata.

I mondi già decisi

Prima ancora che io nascessi

Ai quali da miserabile

Non porto nulla di nuovo.

 

La paura mi rende immobile.

Sono seduta su sottili strati di ghiaccio

Mi ferirò,

Non appena proverò a muovermi.

Intorno a me il silenzio,

Il vento freddo della mia anima,

Mi congela.

Non oso nulla.

 

Fermo con me poco distante

Un masso scuro si staglia nella neve.

La sua muta forza mi rinfranca.

Fa parte di tutto da millenni

Da millenni ha il suo posto.

Invidio il suo compito,

La sua ragione di essere

Il solo fatto di averla trovata.

 

La paura resta la mia unica compagna.

Ammalia, consola, mi culla nella sofferenza

Schernendo il mio desiderio

Di lasciare quel luogo.

web stats